SEI UN DORMIGLIONE? RISCHI DI AVERE UNO STIPENDIO PIÙ ALTO
Secondo uno studio dell’università di San Diego citato dal World Economic Forum dormire un’ora in più fa salire la propria retribuzione dell’1,6 per cento nel giro di un anno e del 5 per cento nel medio periodo.
Sarà anche vero che chi dorme troppo rischia di tornare dalla pesca a mani vuote, ma potrebbe anche ritrovarsi con uno stipendio più alto. Dal World Economic Forum arriva la conferma che schiacciare un pisolino in più fa bene, non solo alla salute e al buon umore ma anche al portafoglio. E se è vero che il denaro non fa la felicità, sicuramente aiuta a sentirsi meglio: aumentare di un’ora in più la propria media settimanale di sonno potrebbe far aumentare della metà la propria retribuzione, esattamente come un anno di studio in più con un master universitario dopo la laurea.
L’organizzazione internazionale con sede a Ginevra, la stessa che ogni anno a Davos organizza gli incontri dedicati all’economia e ai suoi sviluppi sociali, ha pubblicato un report in cui spiega la diretta correlazione tra chi dorme più ore la notte e il fatto che in media si ritrova con retribuzioni più alte. Partendo dall’assunto che riposare aumenta le capacità mentali e cognitive: si presta più attenzione e si è più concentrati, si è più creativi e si impiega meno tempo nella risoluzione dei problemi, migliora le relazioni interpersonali e la fiducia in sé stessi.
Non per nulla il report del World Economic Forum si intitola «Se hai bisogno di una buona scusa per restare a letto, te ne diamo una buona». Ottima, potremmo dire, con le parole di uno studio che arriva da due ricercatori dell’università americana di San Diego. Ovviamente il rapporto tra ore di sonno e livello della busta paga non si basa solo sul buon senso. Esattamente come per il proverbio, il mattino ha l’oro in bocca: perché non è detto che alzandosi all’alba ci si ritrovi automaticamente qualche banconota in più nel portafoglio. Bisogna anche dimostrare che questo avvenga veramente.
Ecco come hanno fatto. Per arrivare a determinare un rapporto diretto tra i due fattori, i ricercatori hanno utilizzato un metodo molto particolare. Hanno preso in considerazione i vari fusi orari in cui sono divisi gli Stati Uniti, incrociandoli con il fatto che quando il sole tramonta prima — come già dimostrato da numerosi studi — le persone hanno la tendenza a dormire di più. Come accade in inverno, per il fatto che c’è meno luce. Ebbene: all’interno di ciascuna delle quattro fasce orarie degli Stati Uniti, la differenza tra chi vive sul bordo occidentale e chi sul bordo orientale può arrivare anche a un’ora e mezza di luce perché il sole tramonta a orari differenti. Fatto che determina differenze di sonno tra gli abitanti dello stesso fuso orario.
Così si è scoperto che tra gli abitanti dei due «bordi» c’è una differenza sostanziale nelle buste paga correlata al dormire. Un’ora di sonno in più aumenta i salari dell’1,3 per cento nel breve periodo (incremento che può essere raggiunto anche in meno di un anno) e del 5 per cento sul lungo periodo. Spostarsi verso un luogo in cui il sole tramonta un’ora prima consente di guadagnare fino a 1.570 dollari in più all’anno.
Le differenze nei salari hanno inevitabili ricadute sull’economie locali. Guadagni medi migliori aumentano la qualità dei servizi, per esempio, ma anche il loro costo: così, dove si dorme di più il valore degli immobili è più alto, fino al 6 per cento in più per metro quadro.
Testo adattato da Luca Pagni. La Repubblica [on line] (15 dicembre 2016)
schiacciare un pisolino: fer una becaina / echar una siesta.
fuso orario: zona horària / zona horaria.