IL RISVEGLIO DI UNA CAPITALE EUROPEA
L’arrivo del nuovo anno marca l’avvicendamento delle Capitali europee della cultura con il passaggio di testimone da Mons e Plzeň a San Sebastián e Breslavia (Wrocław), città elette per il 2016. Tale riconoscimento, che l’anno passato ha festeggiato i trent’anni di esistenza, mira a valorizzare il capitale culturale di singole realtà urbane e diffonderne il valore universale all’interno dell’Unione.
A Breslavia, tra la notte di venerdì 15 gennaio e i due giorni successivi ha avuto luogo un denso programma di manifestazioni per inaugurare ufficialmente il nuovo ruolo di Capitale europea della cultura. Concerti e performance artistiche hanno raggiunto l’apogeo domenica mattina, quando l’evento collettivo intitolato «Risveglio» — dedicato alla capacità della città di superare durissimi momenti critici — ha ripercorso simbolicamente la tormentata storia che ha fatto di Breslavia un simbolo di tenacia e rinascita.
Il capoluogo della Slesia bagnato dal fiume Oder è per posizione geografica un punto di connessione fra il cuore del nostro continente e la vastità delle pianure euroasiatiche. Le stesse vicende storiche di Breslavia sono state modellate da questa sua geografia «aperta», fattore determinante tanto per la prosperità economica e il pluralismo culturale quanto per la partecipazione a eventi tragici. La varietà dei suoi nomi (Wrotizla, Vretslav, Presslaw, Breslau, Wrocław) è indice delle varie componenti culturali e dei domini politici che di volta in volta vi si alternarono: la dinastia polacca dei Piasti, il regno di Boemia, gli Asburgo, gli Hohenzollern di Prussia, il Reich germanico, la Repubblica socialista polacca. Nata per vocazione come polo commerciale e di produzione, Breslavia calamitò risorse umane ed economiche sviluppando arte e scienza, ma al contempo fu scenario di sventure e dispute.
Il momento più tragico avvenne il 20 gennaio 1945. Una popolazione già esausta dalla guerra fu fatta evacuare dalla città, sulla quale stava scendendo l’Armata Rossa. La mancanza di mezzi costrinse la maggior parte a scappare a piedi; la tenaglia del gelo uccise non meno di 90.000 persone. Gli uomini idonei furono arruolati dai nazisti nel Volkssturm (milizia popolare) e obbligati a immolarsi per la disperata difesa. Il sacrificio degli abitanti e della città stessa in nome di una insostenibile strategia militare fu di dimensioni terribili. La battaglia per Breslavia, che cessò solo il 6 maggio, ben quattro giorni dopo la caduta di Berlino, fu una delle più brutali di tutta la Seconda guerra mondiale: la memoria vivente e storica dell’intera città venne rasa al suolo. Nel secondo dopoguerra, un nuovo sentimento di appartenenza civica venne ricostituito di pari passo con la ricostruzione dell’antico centro storico. Un meticoloso restauro restituì fascino e identità al volto sfigurato di Breslavia: una monumentale opera di rinascita che negli ultimi decenni ha preso ulteriore vigore. Il recente sviluppo economico conosciuto dalla Polonia e il ruolo di Capitale europea della cultura sono gli ultimi tasselli che ricompongono il quadro del risveglio di una città che è, per essenza e vocazione, un modello di pluralismo culturale e religioso, valore al quale l’Europa del terzo millennio non può assolutamente rinunciare.
Testo adattato da Gianfilippo Terribili. Treccani.it [on line] (22 gennaio 2016)
<www.treccani.it/magazine>
Armata Rossa: Esercito dell’Unione Sovietica.
tassello: Ognuno degli elementi di cui si compone un mosaico.