GLI ANTIBIOTICI? FUNZIONANO SEMPRE MENO
Un'apocalisse. Un pericolo grave quanto quello del terrorismo o del riscaldamento globale. Non usa mezzi termini Sally Davies, la donna nominata Chief Medical Officer dal governo britannico che nel 2015, prima che la Brexit lo facesse sparire dalla scena politica, ha convinto il premier David Cameron a prendere sul serio la minaccia imminente. Lo ha convinto, cioè, a occuparsi di batteri, anzi di superbatteri. E cioè del fatto che gli antibiotici, i farmaci che da oltre un secolo tengono sotto controllo le malattie infettive, cominciano a non funzionare più.
Tale fatto si chiama antibioticoresistenza, e secondo Davies, fa ogni anno 700 mila morti nel mondo, 50 mila solo tra Europa e Stati Uniti. E nel 2050, se nessuno porrà rimedio, si arriverà a 10 milioni di vittime, più di quante ne facciano oggi cancro e malattie cardiovascolari messe insieme.
La colpa? «È di tutti noi», dice all'Espresso Davies dal suo quartier generale di Whitehall, da dove sovrintende a tutte le questioni di salute pubblica del Regno Unito: di noi cittadini, noi politici, istituzioni, medici, aziende farmaceutiche. Di chi prescrive antibiotici senza necessità, di chi li assume senza controllo, di chi ne abusa sugli animali da allevamento, di chi non vigila e di chi non decide. E anche di chi non fa ricerca nel settore perché pensa che non sia economicamente conveniente.
La minaccia è tanto incombente che lo scorso 21 settembre sono state persino le Nazioni Unite a occuparsene, nel corso dell'Assemblea Generale. Riuniti a New York, i rappresentanti dei Paesi membri — tra cui l'Italia — hanno riaffermato l'impegno a sviluppare piani di azione per contrastare il fenomeno, impegno già preso nel 2015 con l'approvazione di un documento di azione globale.
In Italia il problema è particolarmente grave. La nostra colpa, concordano tutti gli esperti, è l'uso smodato e improprio di antibiotici: siamo al quinto posto in Europa per l'uso di questi farmaci per la salute umana. Ma ancora più grave, spiega Roberto Bertollini, ex-direttore del centro europeo dell'Oms, è quello che accade nei nostri allevamenti, dove gli animali sono sottoposti a un vero e proprio bombardamento per aumentare la produttività ed evitare il diffondersi delle infezioni in condizioni di sovraffollamento.
Trovandoci nella sgradevole posizione di «colpevoli» dovremmo insomma prendere il toro per le corna e affrontare il problema. Ma al di là di incontri, convegni, vertici e documenti pieni di buone intenzioni, non si vede all'orizzonte una strategia integrata di contrasto, un piano di investimenti a lunga scadenza per frenare il fenomeno.
L'antibioticoresistenza è un problema che conosciamo da trent'anni, ma non l'abbiamo preso troppo sul serio. Le istituzioni e il ministero della Salute avrebbero sicuramente potuto fare di più, e farlo prima. Oltre alla strategia nazionale, però, mancano anche gli investimenti. L'obiettivo è scrivere un Piano nazionale, una sorta di linee guida per contrastare a tutti i livelli l'antibioticoresistenza.
Poiché i batteri non conoscono frontiere, dall'altra parte della Manica si guarda con un po' di apprensione a questa immobilità italiana. Di certo le istituzioni britanniche hanno preso molto sul serio il problema nel piano politico. Sul fronte scientifico lavora invece Alison Holmes, a capo di un gruppo di oltre 100 esperti di diversi centri di ricerca, università e organizzazioni esterne. Batteriologi, biologi, informatici, esperti di scienze ambientali, farmacologi, tecnici, esperti di sanità pubblica, tutti insieme per costituire un raccordo tra il mondo della politica, quello della scienza e quello della comunicazione, perché il problema dell'antibioticoresistenza si risolve con uno sguardo a 360 gradi.
In questa strategia combinata non può mancare il finanziamento della ricerca farmacologica. Infatti, serve un nuovo modello economico per incentivare le aziende a sviluppare nuovi antibiotici. Il quadro è sempre più drammatico, non solo in Italia, affermano gli esperti. Ma in generale, là dove è intervenuta la politica per affrontare il problema, ci sono stati grandi miglioramenti.
Testo adattato da Elisa MANACORDA. L'Espresso [on-line] (12 dicembre 2016)