I RISVOLTI DELL'ATTACCO HACKER A YAHOO!
Yahoo!, tra i principali provider di caselle di posta elettronica, ha messo a segno un record affatto invidiabile. La compagnia americana ha dichiarato di aver subito un attacco hacker che ha violato un miliardo di indirizzi mail. Si tratta della più grande falla informatica della storia, che con ogni probabilità segnerà il destino della compagnia.
Un elemento ulteriormente inquietante di questa vicenda è che l'attacco è stato condotto ben tre anni fa e la compagnia se ne è accorta soltanto in questi giorni. L'azienda suggerisce di correre ai ripari cambiando la propria password; se si considera che gli account sono già stati violati tre anni fa, il suggerimento dato da molti esperti di sicurezza informatica è quello di cancellarlo il prima possibile.
L'attacco reso noto ieri è di portata globale, tuttavia interessa in particolar modo gli Stati Uniti, sede di Yahoo!. E in questo momento la preoccupazione principale per i media e l'opinione pubblica americana riguardo il fatto appena scoperto sono i possibili contraccolpi per la sicurezza nazionale.
La natura dei dati sottratti suggerisce che l'obiettivo principale degli hacker fosse rivendere queste informazioni a fini di spam e invio mail promozionali non desiderate. Yahoo!, tuttavia, ha dichiarato che è possibile ci sia, dietro l'attacco, la «regia politica» di un paese estero, presumibilmente la Russia.
A sostegno di questa tesi un dato assai sinistro: del miliardo di mail violate circa 150 milioni appartengono a componenti del governo federale americano. Dai corpi d'ambasciata ai dipartimenti per l'ambiente passando per agenti dell'FBI e della CIA: sembra che nessun settore sia stato risparmiato. Uno degli scenari futuri più plausibili è che, avendo in mano questi dati profilati, i responsabili ultimi dell'azione potranno organizzare attacchi hacker specifici in grado di paralizzare interi uffici governativi o appropriarsi materiale secretato.
Oltretutto, con l'avvento dell'Internet of Things, ossia del sempre maggior numero di dispositivi che non siano computer, tablet o smartphone connessi alla rete, i possibili danni che un hacker è in grado di compiere non si limitano al furto di dati. Nel mese di novembre un'intera portaerei americana è rimasta paralizzata per diverse ore a seguito di un attacco al suo sistema informatico e, sempre in una giornata di novembre, alcuni hacker si sono impossessati dei semafori di San Francisco.
Questo genere di preoccupazioni sulla fragilità dei sistemi informatici americani di fronte ad attacchi gettano ulteriore benzina sul fuoco delle recenti polemiche scatenate da alcuni ufficiali statunitensi, i quali hanno dichiarato che il governo russo avrebbe commissionato attacchi hacker volti a influenzare le elezioni presidenziali americane.
Il diretto potenziale «beneficiario» di questi attacchi, Donald Trump, si è detto oltraggiato da quelle che a suo modo di vedere sono soltanto accuse rivolte nei confronti della sua vittoria elettorale. Di sicuro il nuovo presidente degli Stati Uniti dovrà rispondere a una crescente richiesta di sicurezza digitale da parte degli americani, sempre più consapevoli di come il paese che ha dato vita a Internet oggi si ritrovi con sistemi informatici fragili e vulnerabili ad attacchi di ogni natura e scopo.
Colpa, soprattutto, di una cultura della sicurezza informatica poco diffusa e che porta ad abitudini sconsiderate nell'utilizzo della rete, come quella, per esempio, di utilizzare un solo account di posta per tutte le attività: ammessa, secondo un recente studio, da quasi la metà degli americani.
Testo adattato da
Mirko ANNUNZIATA. Treccani.it [on-line] (16 dicembre 2016)