LE BOMBE ITALIANE SULLA GUERRA CIVILE SPAGNOLA: UNA FERITA ANCORA APERTA
«Iniziare da stanotte azione violenta su Barcellona con martellamento diluito nel tempo». Così recitava il telegramma inviato da Roma al Generale Velardi, capo dell'Aviazione Legionaria a Maiorca, il 16 marzo 1938. Il capoluogo della Catalogna fu investito per due giorni consecutivi da 44 tonnellate di bombe, sganciate ad intervalli di 3 ore, che causarono circa mille morti tra la popolazione civile. Si trattò del bombardamento più duro sofferto dalla città durante la Guerra Civile spagnola, una violenza che suscitò la reazione indignata del segretario di stato USA appoggiato da Francia e Gran Bretagna. Tra il febbraio 1937 ed il gennaio 1939 i trimotori italiani Savoia-Marchetti colpirono diverse volte Barcellona ed altre 143 località catalane, mentre gli Stuka della Legione Condor tedesca martellavano il fronte centro-settentrionale della Spagna. I raid aerei si inquadravano nelle operazioni di supporto militare che Mussolini ed Hitler garantirono a Francisco Franco nella Guerra Civile, risultando decisivi ai fini della vittoria franchista.
Gli attacchi avevano il duplice obiettivo di rompere la resistenza repubblicana e sperimentare la nuova tecnica dei bombardamenti a tappeto su obiettivi civili; una tattica militare impiegata su larga scala, successivamente, nella Seconda Guerra Mondiale. Il bilancio finale delle incursioni italiane fu di circa 5.000 morti, cifra che la costruzione di migliaia di bunker antiaerei da parte della popolazione fece meno grande. Nel 1998 il Parlamento tedesco ha presentato scuse ufficiali per la distruzione di Guernica, la cittadina basca rasa al suolo dall'aviazione nazista nel 1937. L'Italia, dal canto suo, non ha mai ammesso la propria responsabilità per i bombardamenti sulla Catalogna. Un silenzio che ha indotto l'associazione AltraItalia, fondata da italiani antifascisti residenti a Barcellona, ad agire legalmente contro gli autori dei bombardamenti, accusati di violazione del diritto internazionale. La denuncia, presentata nel 2011 davanti al Tribunale centrale di Madrid, è stata inizialmente rigettata per incompatibilità territoriale, venendo accolta due anni più tardi dal Tribunale di Barcellona. A sporgerla formalmente sono state alcune vittime dei bombardamenti ancora in vita, su richiesta di AltraItalia, che si è poi costituita parte civile. L'obiettivo dell'azione legale è fare pressione sul governo italiano, in quanto istituzione che ha succeduto nel tempo il regime di Mussolini, affinché garantisca una riparazione ufficiale per i reati di cui sono accusati gli aviatori legionari. Il processo, ancora nella fase istruttoria, è stato finora caratterizzato dalla reticenza delle autorità di Roma a trasmettere informazioni sull'identità dei piloti, limitandosi a confermare il decesso di alcuni di loro. Il processo ha assunto un importante significato storico, trattandosi dell'unica causa attualmente aperta in Spagna su reati commessi durante la Guerra Civile e la dittatura franchista.
Le bombe italiane sono una ferita ancora aperta nella società catalana, come dimostrano le numerose iniziative sorte in ambito pubblico e privato per mantenere viva la memoria di quegli anni. Un ricordo tragico di cui è espressione la campagna «Bombe di impunità», presentata a Barcellona nei mesi scorsi. A differenza della causa intentata da AltraItalia, la campagna si dirige contro tutti i regimi (Spagna, Italia e Germania) coinvolti nella Guerra Civile, esigendo dagli attuali governi in carica un riconoscimento ufficiale delle violazioni di diritto internazionale perpetrate dai loro predecessori istituzionali ed un risarcimento simbolico per le vittime civili. Lo scopo, sottolineano con fermezza i responsabili, è quello di chiudere i conti col passato una volta per tutte.
Testo adattato da Mario Magarò. L'Espresso [on line] (19 dicembre 2016)
bombardamenti a tappeto: Tecnica di bombardamento aereo consistente nel colpire in maniera indiscriminata vaste aree, spesso urbane, di territorio nemico.
sporgere: Presentare (una denuncia) all'autorità giudiziaria competente.
reato: Delitto.