LA MIA INFANZIA POST-SOVIETICA
Fino al 1991 abitammo nel gurtožitok dei ferrovieri accanto alla stazione ferroviaria di Poltava, nell'Ucraina.
Alcuni anni prima, mio padre aveva preso un secondo lavoro nell'ambito di un programma di sviluppo sociale che permetteva agli operai di ottenere un alloggio. A me e a mia sorella fu ordinato di fare silenzio in casa, di modo che papà potesse dormire. In questa celebrazione del suo riposo c'era una specie di ritualità: era come se noi proteggessimo il suo spazio privato fino a quando non si fosse ripreso dall'intenso dispendio di energie e tempo. Durava così poco che sembrava che papà con un piede fosse già nel futuro che stava per arrivare: ci saremo trasferiti in un nuovo appartamento, io sarei andata in prima elementare e tutto sarebbe stato diverso.
La notizia dell'indipendenza dell'Ucraina [1991] arrivò anche alle mie orecchie politicamente insensibili di bambina di sette anni. Probabilmente per l'uomo post-sovietico degli anni novanta non esisteva involucro protettivo migliore dell'infanzia. Da bambino senti gratitudine verso il mondo per ciò che è. Percepisci le cose piacevoli come un sovrappiù, e quelle dolorose le sposti in avanti, ai primi tempi dell'età adulta. Nella scuola, russa, gli studenti provenivano da tutte le repubbliche sovietiche: l'amicizia dei popoli-bambini tradotta nella realtà. Per inerzia, tutti chiamavamo il comune paese natale, l'Unione. «Sovietica» era già scomparso; il nostro allontanamento mentale dalla patria comune fu graduale.
Testo adattato da Katerina MIŠČENKO. Internazionale.it [on line] (7 gennaio 2022)
gurtožitok: Alloggio in cui la cucina, e a volte anche i bagni, sono in comune.
alloggio: Luogo dove si abita; casa, appartamento.
involucro: Rivestimento esterno.