C'È UN LEGAME TRA FELICITÀ E SENSO DELL'UMORISMO
In una ricerca del 2010, per otto settimane si è somministrato a un gruppo di anziani una «terapia umoristica» fatta di barzellette quotidiane, esercizi di risate, storie divertenti e così via. Un gruppo di controllo non ha ricevuto la stessa terapia. Alla fine dell'esperimento le persone nel primo gruppo riferivano di sentirsi più felici rispetto all'inizio nel 42 per cento dei casi. Erano per il 35 per cento più felici rispetto al secondo gruppo e avevano avvertito una diminuzione della sensazione di dolore e solitudine.
È importante, però, fare attenzione al tipo di umorismo che si consuma e si condivide. L'umorismo può essere positivo se non è finalizzato a sminuire o danneggiare gli altri, o quando si ride di sé stessi. Può anche essere negativo se attacca gli altri o se viene usato per sminuire sé stessi. L'umorismo positivo è associato all'autostima, all'ottimismo e alla soddisfazione nella vita, e a una diminuzione di depressione, ansia e stress. L'umorismo negativo segue uno schema contrario: può generare benessere nell'immediato, ma acuisce l'infelicità.
Essere divertenti però è l'unica dimensione del senso dell'umorismo che a quanto pare non accresce la felicità. In un esperimento del 2010 hanno chiesto alle persone di scrivere le didascalie di una serie di vignette in risposta a situazioni frustranti di tutti i giorni: si è scoperto che non esiste alcuna relazione significativa tra l'essere divertenti e la felicità o l'infelicità.
È la risata di per sé ad arrecare il grosso dei benefici dell'umorismo, e non necessariamente il far ridere gli altri. La risata inoltre funziona come un lubrificante sociale, facilitando le interazioni anche quando non c'è di mezzo alcun umorismo.
Testo adattato da Arthur C. BROOKS. Internazionale.it [on line] (7 novembre 2021)
didascalia: Indicazione sovrapposta alle immagini per chiarirle.