Parte 2: Comprensione del testo
PER UN ANIMALISMO DEMOCRATICO
Uno dei fattori che contribuiscono in misura maggiore a edificare una attenzione all’individuo, ai suoi interessi e ai suoi diritti, è la scoperta, per così dire, dei sentimenti come dato moralmente e giuridicamente rilevante. Le società democratiche che si sviluppano e prosperano dopo la tragedia delle due guerre mondiali riprendono e rinnovano quei valori e li connettono con nuovi ideali di giustizia e di eguaglianza. Nella seconda metà del xx secolo, soprattutto a partire dagli anni sessanta e settanta, le società democratiche conoscono quello che può essere definito un vero e proprio processo di riflessione su se stesse e iniziano un processo di democratizzazione, ossia un movimento di espansione del significato della vita democratica. È in questo contesto che si sviluppa la visione contemporanea dell’animalismo, quella che coincide, nel 1970, con l’invenzione di un concetto, lo specismo, che classifica la discriminazione nei confronti degli animali. Peter Singer, uno dei filosofi che più ha lavorato a partire da questo concetto, afferma che il riconoscimento morale e giuridico degli animali è una questione di giustizia, proprio come lo sono le lotte contro la discriminazione razziale o quella sessuale. Il fatto che un individuo sia capace di soffrire è una ragione per considerare i suoi interessi in modo uguale e non discriminatorio, indipendentemente dal colore della sua pelle, dal suo genere e dal suo orientamento sessuale e — questa è la novità dell’antispecismo — dalla sua specie. L’animalismo democratico prende sul serio la collocazione della questione animale nel contesto della vita democratica, ritiene che una democrazia prospera debba riflettere anche sul trattamento degli animali non umani. Testo adattato da Simone Pollo. «Manifesto per un animalismo democratico». Letture.org [on line]
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